|
| |
·
Dannazione.
·
Decalogo.
·
Decime.
·
Dedicazione
della chiesa.
·
De fide.
·
Definizione
ex cathedra.
·
Deificazione.
·
Deismo.
·
Demitizzazione.
·
Demiurgo.
·
Demoni.
·
Demonologia.
·
Denzinger.
·
Deposito
della fede.
·
Determinismo.
·
Deuterocanonici.
·
Devozione.
·
Devozioni.
·
Diaconessa.
·
Diaconia.
·
Diacono.
·
Dialogo.
·
Diàspora.
·
Diavolo.
·
Didachè.
·
Digiuno.
·
Dio.
·
Diocesi.
·
Dio tappabuchi.
·
Diritti umani.
·
Diritto
canonico.
·
Discesa agli
inferi.
·
Discernimento
degli spiriti.
·
Disciplina
dell'arcano.
·
Dittici.
·
Divinizzazione.
·
Docetismo.
·
Dogma.
·
Domenica.
·
Donatismo.
·
Doni dello Spirito
Santo.
·
Doni preternaturali.
·
Dossologia.
·
Dottore della
chiesa.
·
Dottrina.
·
Dottrina
sociale.
·
Doxa.
·
Dualismo.
·
Dubbio.
·
Duotelismo.
E
·
Ebioniti.
·
Ebrei.
·
Ecclesiologia.
·
Ecologia
umana.
·
Economia.
·
Ecumenismo.
·
Edessa.
·
Efeso.
·
Elevazione.
·
Elezione.
·
Emanazione.
·
Emmanuele.
·
Enciclica.
·
Encratiti.
·
Enipostasi.
·
Enoteismo.
·
Ente.
·
Entelechia.
·
Entusiasmo.
·
Eparchia.
·
Epiclesi.
·
Epifania.
·
Episcopale.
·
Episcopaliani.
·
Episcopato.
·
Epistemologia.
·
Epistola.
·
Equivocità.
·
Eremita.
·
Eresia.
·
Ermeneutica.
·
Eros.
·
Errore.
·
Esarca.
·
Escatologia.
·
Eschatà.
·
Eschaton.
·
Esegesi.
·
Esemplarismo.
·
Esicasmo.
·
Esistenziale
soprannaturale.
·
Esistenzialismo.
·
Esorcismo.
·
Esperienza
religiosa.
·
Espiazione.
·
Esseni.
·
Essenza ed energie.
·
Essenza ed esistenza.
·
Estetica.
·
Estrema
unzione.
·
Eternità.
·
Eterodosso.
·
Eteronomia.
·
Etica.
·
Etiopi.
·
Eucaristia.
·
Eulogia.
·
Eunomianesimo.
·
Eutichianesimo.
·
Eva.
·
Evangelici.
·
Evangelizzazione.
·
Evento Cristo.
·
Evoluzionismo.
·
Ex cathedra.
·
Ex opere operantis.
·
Ex opere operato.
·
Extra
Ecclesiam nulla salus.
·
Eziologia.
F
·
Farisei (Ebr.
« separati »).
·
Farsi cristiano.
·
Febronianesimo.
·
Fede.
·
Fede e opere.
·
Fede e ordine.
·
Fede fiduciale.
·
Fenomenologia.
·
Ferendae
sententiae.
·
Festa.
·
Fideismo.
·
Fides
quaerens intellectum.
·
Filioque.
·
Filocalia.
·
Filosofia.
·
Filosofia
della religione.
·
Filosofia perenne.
·
Filosofia
trascendentale.
·
Finalità.
·
Firenze.
·
Fondamentalismo.
·
Fondatore.
·
Fonti del
diritto canonico orientale.
·
Forma del matrimonio.
·
Foro esterno.
·
Foro
interno.
·
Frammento
muratoriano.
·
Francoforte.
·
Funerali.
_________________________________________________
D
(Lat.
« condanna »).
La
sorte di coloro che muoiono in peccato mortale senza pentirsi. Avendo
radicalmente respinto Dio e i loro fratelli (Mt 25,31‑46), soffriranno per
sempre le pene dell'inferno. Cf Giudizio;
Inferno; Riprovazione.
I
dieci comandamenti che sintetizzano le nostre responsabilità religiose e
morali. Si trovano in due versioni: Es 20,1‑17 e Dt 5,6‑21. Gesù
non ha abolito i dieci comandamenti, ma, fondandosi su Dt 6,4‑5 e Lv
19,18, li riassunse in termini di amore verso Dio, verso il prossimo e verso noi
stessi (Mc 12,29‑31). Gesù ha anche affermato che l'osservanza del
Decalogo può condurre al distacco perfetto e al discepolato (Mc
10,17‑21). Cf Amore; Imitazione di
Cristo; Perfezione; Teologia morale.
Si
tratta della decima (o altra) parte del prodotto della terra dato per il
mantenimento del clero e per sostenere la missione della Chiesa mediante scuole,
ospedali, aiuti ai bisognosi e opere di evangelizzazione. L'aiuto ai sacerdoti
dell'AT e ai luoghi di culto (cf Gn 14,16‑20; Dt 12,6.11.17) era
prescritto per legge (cf Nm 18,25‑32; Dt 14,22‑29). Il NT si limita
a ritenere giusto che le comunità cristiane sostengano coloro che proclamano la
Buona Novella (cf Mt 10,10; Lc 10,7; 1 Cor 9,7‑14; 1 Tm 5,18). Dopo la
conversione dell'Europa al cristianesimo, le decime finirono per diventare tasse
da pagare. Dove gli Stati non riconoscono più e non sostengono le Chiese in
questo modo, la missione va sostentata con contributi volontari. Cf
Chiesa e Stato; Giustizia; Koinonìa.
Rito
solenne, riservato al vescovo, o al suo delegato, con cui un edificio viene
adibito ad uso esclusivo del culto cristiano e indica così una presenza
speciale di Dio e della Chiesa nel mondo. In Occidente, il rito consiste
generalmente nella celebrazione dell'Eucaristia e in una cerimonia nella quale
l'edificio viene benedetto e sono fissate nell'altare le reliquie dei santi. In
Oriente, prima che venga celebrata la prima liturgia, l'altare è asperso di
acqua santa e unto come nei riti dell'iniziazione. Cf
Benedizione; Consacrazione; Iniziazione; Sacramentale.
Asserti
teologici che hanno il massimo grado di certezza in quanto sono fondati sulla
rivelazione divina e sono proclamati come tali dal Magistero autorevole della
Chiesa. Cf Dogma; Magistero; Qualifica
teologica.
Definizione
solenne e vincolante fatta dal papa con la sua piena autorità apostolica come
pastore e maestro di tutti i cattolici (DS 3074‑3075; FCC
7.198‑7199) in materie rivelate che riguardano la fede e i costumi. Cf Cattedra; Infallibilità; Insediamento; Magistero; Papa.
Il
fine dell'Incarnazione, secondo sant'Ireneo (circa 130 ‑ circa 200),
sant'Atanasio (circa 296‑373) e altri Padri greci. Già creati a immagine
e somiglianza di Dio (Gn 1,26), gli esseri umani sono chiamati per grazia a
condividere la vita divina (2 Pt 1,3‑4). Cf
Grazia; Incarnazione.
Termine
generico per indicare le teorie di molti scrittori inglesi, europei e americani
dei secoli XVII e XVIII i quali in vari modi sottolineavano il ruolo della
ragione in fatto di religione e negavano la rivelazione, i miracoli e qualsiasi
azione provvidenziale nella natura e nella storia degli uomini. Cf
Illuminismo; Miracoli; Provvidenza.
Si
chiama così il tentativo di Rudolf Bultmann (1884‑1976) di tradurre nel
linguaggio d'oggi ciò che egli chiamava mitologia biblica. Sebbene il termine
comporti una eliminazione, l'intento di Bultmann era positivo: interpretare
esistenzialmente i miti. Cf Ermeneutica;
Esistenzialismo; Mito.
(Gr.
« artefice, artigiano »).
Nome
usato da Platone (427‑347 a.C.) per indicare il divino architetto che
plasmò il mondo secondo le idee eterne. Gli Gnostici riducevano il demiurgo a
una divinità inferiore, responsabile della creazione dell'universo materiale
che essi disprezzavano. Cf Creazione;
Gnosticismo.
Esseri
spirituali che, nella tradizione giudaico‑cristiana, corrispondono ai
diavoli, che sono angeli ribelli a Dio e intenti a danneggiare gli esseri umani.
Cf Diavolo.
Lo
studio dei demoni, della loro natura come angeli decaduti e della loro azione
nel tentare e nel fare del male agli esseri umani. Cf
Angeli; Angelologia; Esorcismo.
Raccolta
di brani del Magistero della Chiesa, pubblicati per la prima volta da Heinrich
Joseph Denzinger nel 1854. La sua trentacinquesima edizione, rivista da Adolf
Schönmetzer, uscì nel 1973.
Tra
gli altri suoi lavori va ricordata una raccolta ancora utile di testi di
liturgia orientale, Ritus Orientalium,
Coptorum, Syrorum et Armenorum (Würzburg, 1863‑1864).
Tutto
ciò che Dio ha definitivamente rivelato mediante Cristo per la nostra salvezza,
considerato come un tesoro affidato alla Chiesa affinché lo custodisca, lo
interpreti e lo proclami fedelmente a tutti fino alla fine dei tempi (1 Tm 6,20;
2 Tm 1,12.14; cf DV 10; GS 62). Cf
Magistero; Rivelazione; Tradizione.
Interpretazione
dell'universo secondo cui tutto succede inevitabilmente e senza alcun esercizio
della libertà. La nostra esperienza di potere scegliere tra varie alternative
contraddice questa visuale di realtà così rigidamente predeterminata. Cf Libertà; Predestinazione; Prescienza.
Cf
Libri deuterocanonici.
Dedizione
orante e affettiva che rende i credenti profondamente disponibili alla volontà
di Dio. Cf Religione.
Preghiere
e pratiche non liturgiche, come la Via
Crucis e il Rosario, che
sviluppano la vita spirituale del credente e approfondiscono le sue convinzioni
religiose. Cf Liturgia; Preghiera;
Rosario; Sacramentale.
Donna
che nella Chiesa primitiva esercitava un ministero simile a quello del diacono.
Oltre ad avere cura dei malati e dei poveri, le diaconesse assistevano il
ministro nei battesimi delle donne. L'ufficio di diaconessa scomparve nel
Medioevo, ma ritornò in vigore nel secolo XIX presso gli Anglicani e i
Protestanti. Cf. Comunione Anglicana;
Protestante.
Termine
del NT per indicare che il ministero e la missione nella Chiesa sono per il
servizio della comunità (At 1,17.25; 21,9; Rm 11,13; 1 Tm 1,12). Il Concilio
Vaticano II descrive in questo modo l'ufficio dei vescovi (LG 24). Cf Ministero.
Ispirandosi
in parte ai sette uomini scelti per attendere alle necessità materiali della
comunità di Gerusalemme (At 6,1‑6), il ministero dei diaconi è stato
fiorente nei primi secoli della Chiesa. Poi, la loro importanza andò sempre più
diminuendo, finché il diaconato si ridusse semplicemente ad essere uno stato
intermedio prima del presbiterato. Il Concilio Vaticano II affermò la
possibilità di ripristinare il diaconato permanente per uomini maturi e sposati
(LG 29). Questa decisione cominciò ad attuarsi nel 1967. Oltre a compiti
amministrativi e pastorali, i diaconi possono, quando siano autorizzati,
battezzare, predicare, distribuire l'Eucaristia, assistere e benedire il
matrimonio, dirigere il rito funebre della sepoltura. Cf Chierico; Clero; Ministero; Ordinazione.
Dialogo (Gr. « conversazione »).
(inizio)
Discussione
garbata tra individui che professano fedi differenti con l'intento di
raggiungere o almeno di avvicinarsi ad un consenso. Il Concilio Vaticano II
(1962‑1965) incoraggiò i cattolici al dialogo col mondo in genere (GS
85), coi membri delle religioni non cristiane (AG 16), con gli altri cristiani,
sia con quelli delle Chiese Orientali (UR 14‑18) che con quelli delle
Chiese d'Occidente che si sono staccate da Roma al tempo della Riforma (UR
19‑23). Il dialogo tra le religioni non cristiane è chiamato «
interreligioso », mentre il dialogo tra Roma e le altre Chiese cristiane è
chiamato « ecumenico » o « interconfessionale. Di quando in quando, vengono
emanate delle direttive dai vari dicasteri del Vaticano. Riguardo alle Chiese
Orientali, si distingue:
a) il « dialogo della carità » che consiste in segni e gesti che
esprimono la fede comune di entrambe le parti condivisa da tutti i membri del
dialogo e il loro desiderio di rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena
comunione;
b) il dialogo teologico ufficiale, chiamato alle volte « il dialogo
della verità », in cui, attraverso discussioni dei rappresentanti delle varie
Chiese, si cerca di raggiungere la piena comunione sui punti di fede e di vita
sacramentale.
Cf Concilio Vaticano II;
Ecumenismo; Fede e Ordine, Religioni del mondo.
Applicato
inizialmente agli Ebrei deportati sotto gli Assiri (722 a.C.) ed i Babilonesi
(597 a.C.), il termine finì per designare tutti gli Ebrei viventi fuori della
Palestina (Gv 7,35), di cui un milione circa vivevano in Alessandria al tempo di
Gesù. La traduzione dell'AT cosiddetta dei « Settanta » è opera di Ebrei di
lingua greca della Chiesa di Alessandria. L'annuncio cristiano fuori della Terra
Santa avvenne in un primo tempo in sinagoghe ebraiche (At 9,19‑20; 11,19;
13,5.14‑44; 17,12, ecc.). Con la distruzione del Tempio e il progresso del
Cristianesimo, gli Ebrei della diàspora divennero più isolati e la loro
religione si sviluppò nell'ebraismo talmudico del Medioevo e dei tempi moderni.
Il NT usa invece il termine diàspora per i cristiani dispersi nel mondo e
viventi in ambienti stranieri e alle volte ostili (Gc 1,1; 1 Pt 1,1). Le
persecuzioni e emigrazioni dei tempi moderni hanno portato in larga scala una diàspora
di Cristiani orientali. In Germania, la parola « diàspora » si riferisce a
minoranze confessionali, sia di Cattolici che di Protestanti. Cf
Chiesa; Missione; Settanta; Talmud.
(Gr.
« accusatore » « tentatore »). Nome usato per indicare Lucifero o Satana,
capo degli angeli ribelli. Le allusioni a Satana e ai suoi seguaci sono
frequenti nella Bibbia (per es., Sap 2,24; Mt 25,41; Lc 10,18; Gd 6,9; Ap
12,9‑12; 16,14). Cf. Angeli; Demòni.
Opera
della fine del I secolo, compilata da un autore giudeo‑cristiano della
Siria occidentale o dell'Asia Minore orientale. Presenta le vie che conducono
alla vita o alla morte, come anche materiale riguardante il battesimo, il
digiuno, la preghiera, i profeti e l'Eucaristia. Dopo gli scritti del NT, la Didachè
e la Prima Lettera di Clemente sono i documenti più antichi che abbiamo
sull'ordinamento della Chiesa. Cf Padri
apostolici.
Astenersi
dal cibo per motivi religiosi, come pentimento (Gl 1,14; Gn 3,7) o come
preparazione ad una missione speciale (Mt 4,12; At 13,2‑3), accompagnato
di solito dalla preghiera (At 14,23). Il digiuno può essere quantitativo
(quando la quantità di cibo da consumare è limitata), o qualitativo (quando
certi tipi di cibo, come la carne, non vengono presi (= astinenza). Dopo aver
digiunato nel deserto (Lc 4,2), Gesù fu criticato durante il suo ministero
perché non digiunava come i Farisei (Mt 11, 18‑19), e egli, a sua volta,
criticò coloro che praticavano il digiuno con ipocrisia (Mt 6,16‑18; Lc
18,12). Nella tradizione latina, i Cattolici osservano il digiuno il Mercoledì
delle ceneri e il Venerdì Santo come giorni obbligatori, mentre i cristiani
orientali si preparano specialmente per la Pasqua, ma anche per il Natale, con
un digiuno di quaranta giorni. Inoltre, essi digiunano, per es., dalla domenica
dopo Pentecoste alla vigilia dei santi Pietro e Paolo come anche nei quattordici
giorni che precedono il 15 agosto, la kòimesis (dormizione) di Maria. Cf
Astinenza; Preparazione al Natale; Quaresima; Quattro Tempora; Settimana Santa.
È l'Essere
supremo
a) che va adorato e servito (Dt 6,4‑5),
b) il quale, nella tradizione monoteista, è riconosciuto come personale,
eterno, immutabile, onnisciente e creatore onnipotente.
Secondo l'AT, il Dio unico e santo di Israele trascende il nostro mondo
materiale e non si può rappresentare con immagini (Es 20,4; Lv 19,4; Dt
4,12.15‑24). Nello stesso tempo, Dio è sempre vicino al popolo eletto, lo
ama con amore di alleanza e con la fedeltà misericordiosa di un padre (Gs 24;
Is 46,1‑13; Os 2,14‑13). Con l'Incarnazione,
l'auto‑comunicazione di Dio nella storia raggiunge il suo vertice nella
rivelazione della Trinità. Nel Figlio e mediante lo Spirito che abita in essi,
gli uomini sono adottati da Dio come figli (Gal 4,4‑6) e possono andare al
Padre (Gv 14,6‑7). Sebbene l'AT avesse già accennato all'interesse di Dio
per tutti i popoli (per es. Giona), Dio, nel NT, è rivelato come il Dio d'amore
(1 Gv 4,7‑10.16) per tutti i popoli (Mt 28,19‑20; Rm 3,29‑30;
9,1-11,36). Cf Alleanza; Attributi divini;
Creazione; Incarnazione; Monoteismo; Politeismo; Teologi; Trascendenza.
(Gr.
« sistemazione della casa », « amministrazione »)
a) Divisione amministrativa dell'Impero Romano in seguito alla
riorganizzazione dell'imperatore Diocleziano (circa 245‑316; imperatore
dal 284 al 305). All'inizio del V secolo, c'erano quindici diocesi nell'Impero
romano, diviso da allora in Oriente e Occidente.
b) Quando il termine entrò nel vocabolario della Chiesa, il suo
significato variò grandemente: da quella che oggi chiameremmo una parrocchia,
ad una esarchìa o distretto ecclesiastico comprendente varie provincie.
c) Nell'uso corrente, « diocesi », o « archidiocesi » si riferisce ad
un territorio che sta sotto l'immediata giurisdizione di un vescovo o di un
arcivescovo, che governa a nome proprio e non come vicario di qualche altro. Per
questo, è chiamato « vescovo diocesano », o « ordinario ». Una diocesi
corrisponde nelle Chiese d'Oriente ad una eparchìa. Il CIC dà questa
definizione: « La diocesi è la porzione del popolo di Dio che viene affidata
alla cura pastorale di un vescovo con la cooperazione del presbiterio, in modo
che, aderendo al suo pastore e da lui riunita nello Spirito Santo mediante il
Vangelo e l'Eucaristia, costituisca una Chiesa particolare... » (CIC 369). Cf
Arcivescovo; Eparchìa; Esarchìa; Ordinario; Patriarca; Santa Sede; Vescovo.
È
un'espressione che si usa per denunciare l'errore di coloro i quali
a) cercano Dio nei fenomeni di cui la scienza non riesce a dare
spiegazione, e
b) dimenticano che Dio è attivamente presente all'interno di tutti i
processi del mondo creato.
Si
tratta di tutto ciò che spetta a rigore di giustizia agli esseri umani in
quanto creati ad immagine e somiglianza di Dio e chiamati con lui alla vita
eterna. Vanno annoverati tra questi: la libertà di coscienza, il diritto alla
vita, al lavoro, al matrimonio, all'educazione e alla proprietà. Il terzo
comandamento del Decalogo (Es 20,2‑17; Dt 5,6‑21) assicurò il
riposo periodico per i lavoratori poveri e per gli schiavi. Molte leggi dell'AT
e denunce dei profeti contro l'ingiustizia (2 Sam 11,1-12,14; Is 5,23)
riguardano diritti umani fondamentali. L'AT chiede ripetutamente protezione per
gli orfani, le vedove e gli stranieri (Dt 24,17‑22; 27,19). Nonostante
l'uguaglianza fondamentale di tutte le persone in Cristo (Gal 3,28), il volto
della vita cristiana è stato continuamente deturpato dalla schiavitù,
dall'oppressione della donna, dall'antisemitismo e da altre offese contrarie ai
diritti umani. D'altra parte, per molti secoli, i monaci e altri gruppi
ecclesiali sono stati spesso gli unici a provvedere all'educazione, alla cura
dei malati, degli emarginati e dei moribondi. La Magna
Carta (1215), la Dichiarazione Americana dell'Indipendenza (1776) e la
Dichiarazione dei diritti umani delle Nazioni Unite (1948) figurano tra le
affermazioni più importanti che hanno espresso e incoraggiato una maggiore
consapevolezza dei diritti umani. Tra i molti cristiani che hanno lottato per i
diritti umani, bisogna ricordare: Bartolomé de las Casas (1484‑1566),
William Wilberforce (1759‑1833), Daniel O'Connell (1775‑1847), il
vescovo Guglielmo Emmanuele Ketteler (1811‑1877), il cardinale Enrico
Edoardo Manning (1808‑1892), Martin Luther King, junior (1929‑1968),
e i papi a partire da Leone XIII (1810‑1903). Il Concilio Vaticano II
ricordò un lungo elenco di diritti umani (GS 27, 29, 66). In particolare, un
intero documento (Dignitatis humanae)
fu dedicato ai diritti delle persone e delle comunità in questioni religiosi
attinenti con la libertà civile e sociale. Questo sviluppo nell'insegnamento
della Chiesa fu preparato e incoraggiato da un teologo americano John Courtney
Murray (1904‑1967). Cf Antropologia;
Decalogo; Immagine di Dio; Libertà religiosa; Teologia femminista; Teologia
nera.
Insieme
di leggi codificate che vanno osservate dai Cattolici, sia individualmente, sia
dai vari gruppi costituiti nella Chiesa. In particolare, si tratta del Codice
promulgato da Giovanni Paolo II nel 1983, che ha sostituito quello del 1917, e
del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, promulgato il 18 ottobre 1990. Cf
Codice di Diritto Canonico; Codice dei Canoni delle Chiese Orientali; Corpus
Iuris Canonici; Fonti del diritto canonico orientale; Nomocanone.
Termine
tradizionale con cui si indica:
a) il soggiorno di Cristo tra i morti dopo la sua morte sulla Croce;
b) la sua vittoria sulla morte, che l'iconografia bizantina esprime
spesso col raffigurare Adamo ed Eva liberati da Cristo. Praticamente, questa
rappresentazione è l'icona caratteristica della Pasqua e è chiamata anche anàstasis
(Gr. « risurrezione »). Cf Icona; Triduo
pasquale.
Dono
speciale che consiste nel rendere capaci di distinguere i carismi divini da
influssi puramente naturali o diabolici (1 Cor 12,10). Per valutare se certi
casi particolari provengono dallo Spirito di Dio o dallo spirito del male e
dell'errore (1 Gv 4,1‑6), molti Padri della Chiesa e autori posteriori
hanno suggerito certe norme, come quelle elaborate da sant'Ignazio di Loyola
(1491‑1556), per coloro che fanno gli Esercizi Spirituali. Cf
Carismi; Esperienza Religiosa; Prudenza.
Prassi
della Chiesa primitiva che conservava il segreto sui riti e sugli insegnamenti
più sacri, per accertarsi che i catecumeni e i pagani non li trattassero
irriverentemente. Cf Catecumenato.
(Gr.
« doppio, congiunto, doppia tavoletta scritta »).
I
nomi di persone, vive e defunte, da leggersi durante l'Eucaristia, erano scritti
originariamente su due tavolette di legno, unite con una cerniera. Di qui il
nome di « dittici ». Il nominare persone di riguardo significava la comunione
con loro, mentre il cancellarne i nomi dall'elenco significava la scomunica.
L'uso dei dittici dei vivi esiste ancora nelle occasioni più solenni nei
pontificali della liturgia bizantina. Cf
Preghiere eucaristiche.
Cf Deificazione.
(Gr.
« apparenza »).
Una
delle prime eresie secondo cui il Figlio di Dio aveva solo un'apparenza umana.
La realtà corporale di Cristo andava considerata celeste, o comunque un corpo
solo apparente, mentre un altro, per esempio, Simone di Cirene avrebbe sofferto
al suo posto. Contro le teorie docetiste, già respinte nel NT (1 Gv
4,1‑3; 2 Gv 7), la Chiesa insegnò che Cristo aveva preso da Maria un
corpo autentico come il nostro e che aveva sofferto in modo umano reale (DS 76,
292, 1338, 1340‑1341; FCC 0.514, 4.008). Cf Cristologia;
Teologia giovannea.
Verità
divinamente rivelata, proclamata come tale dal Magistero autorevole e
infallibile della Chiesa, e perciò con forza vincolante da allora e per sempre
per tutti i fedeli (DS 3011; 3073‑3075; FCC 1.070, 7.198, 7.199; LG 25).
Nonostante la loro grande importanza, i dogmi non sono la norma suprema. «
Insieme con la Sacra Tradizione, la Chiesa ha sempre considerato e considera le
divine Scritture come la regola suprema della propria fede » (DV 21), e questa
regola suprema viene celebrata nel culto della Chiesa. Nella Chiesa Ortodossa,
si intende per dogma un insegnamento conciliare (specialmente quello dei primi
sette concili ecumenici), accettato da tutte le Chiese particolari in comunione
fra di loro e destinato ad alimentare i fedeli nella liturgia e nella vita. Cf
Concilio Ecumenico; Deposito della fede; Gerarchia delle verità; Magistero;
Rivelazione; Sette Concili ecumenici.
«
Sunday », in inglese, significa: « il giorno del sole »; così pure «
Sonntag » in tedesco). È il « Giorno del Signore » (Ap 1,10), giorno in cui
i cristiani riposano dal lavoro per ricordare con gioia la risurrezione di
Cristo (Mc 16,1‑2), la creazione del mondo da parte di Dio e la discesa
dello Spirito Santo. Le Chiese d'Oriente chiamano la domenica « l'ottavo giorno
» per ricordare come la risurrezione di Cristo ha rigenerato l'universo. Il NT
ci dice che i cristiani si incontravano la domenica per celebrare l'Eucaristia
(At 20,7; cf 1 Cor 16,2). All'inizio del II secolo, sia Ignazio di Antiochia che
un governatore romano, Plinio il Giovane, ricordano che i cristiani si
riuniscono in quel giorno per il culto. Il Concilio di Elvira, in Spagna (circa
306), stabilì con legge l'osservanza della domenica, e nel 321 Costantino il
Grande prescrisse l'astensione dal lavoro in quel giorno. Il Diritto Canonico
ribadisce l'obbligo di partecipare alla Messa e di astenersi « da quei lavori e
da quegli affari che impediscono di rendere culto a Dio e turbano la letizia
propria del giorno del Signore o il dovuto riposo della mente e del corpo »
(CIC 1246‑1247). Cf Avventisti del
Settimo Giorno; Sabato.
Scisma
sorto nel 311 circa in seguito all'ordinazione episcopale di Ceciliano di
Cartagine per le mani di un vescovo (Felice d'Aptunga) che era accusato di
essere stato un traditore durante la persecuzione dell'imperatore Diocleziano. I
vescovi dissidenti scelsero invece Maggiorino, a cui succedette poi Donato; di
qui, il nome di donatismo. Sembra che i donatisti abbiano negato la validità
dei sacramenti amministrati da ministri indegni e abbiano affermato la necessità
di un nuovo battesimo per i cristiani ricaduti in peccato (cf DS 123,705 e 913;
FCC 9.040). Sant'Agostino di Ippona (354‑430) si oppose fermamente ai
donatisti. Una « Conferenza » (Collatio) tenutasi a Cartagine nel 411 fiaccò
questo movimento che finì per scomparire quando i Saraceni distrussero la
Chiesa nord‑africana. Cf
Novazianismo; Scisma; Validità.
Sono
i modi con cui lo Spirito di Dio si manifesta tra gli uomini. All'elenco del
testo ebraico di Isaia 11,2‑3 (sapienza, intelligenza, consiglio,
fortezza, conoscenza, timore del Signore), la Settanta e la Volgata aggiunsero
la « pietà », raggiungendo così il dono settiforme. In origine, i sette doni
erano visti come una descrizione poetica delle abbondanti benedizioni di Dio sul
re messianico; in seguito vennero interpretati come grazie date ai cristiani
mediante lo Spirito Santo che abita in loro. Cf
Carismi; Glossolalia; Grazia; Messia; Settanta; Volgata.
Doti
speciali elargite alla natura umana di Adamo ed Eva oltre al dono fondamentale e
soprannaturale della grazia. L'insegnamento ufficiale della Chiesa parlava di
integrità (ossia assenza di concupiscenza) e di immortalità (DS 222,
370‑396, 1515‑1516, 1926, 1955, 1978, 2616‑2617, 3514; FCC
2.050, 3.049, 3.052‑3.053, 3.059‑3.060, 3.064‑3.066,
8.031‑8.038), mentre la riflessione teologica
suggeriva anche altri privilegi. Cf
Concupiscenza; Giustizia originale; Paradiso; Peccato originale; Poligenismo;
Soprannaturale.
Rendere
gloria a Dio. I Salmi glorificano Dio frequentemente (Sal 8; 66; 150). Così fa
pure il NT (Rm 16,27; 1 Tm 6,16; 1 Pt 4,11; Ap 4,11; 5,12).
a) La Chiesa primitiva sviluppò quella che venne conosciuta come
dossologia « gerarchica »: « Sia gloria al Padre per mezzo del Figlio nello
Spirito Santo ». Quando gli Ariani ne abusarono per sostenere che il Figlio era
inferiore al Padre e lo Spirito era inferiore al Figlio, san Basilio Magno
(circa 330‑379) contribuì ad introdurre la formula « paritaria »: «
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo ». Quest'ultima dossologia
divenne dominante ed è chiamata la « dossologia breve ». La dossologia «
lunga », o « grande »: « Gloria a Dio nell'alto dei cieli...», è recitata
o cantata nella Messa Latina (cf Lc 2,14).
b) Un inizio dossologico di teologia, formata dal culto e dalla regola di
preghiera, è stato sviluppato in Occidente da G. Wainwright (nato nel 1939) e
da altri.
Cf Gloria; Teologia Orientale.
Titolo
dato a certi santi per il loro insegnamento ortodosso e eminente. A partire dal
secolo VIII, l'Occidente riconobbe quattro Dottori eminenti: il papa Gregorio
Magno (circa 540‑604), Ambrogio di Milano (circa 339‑397), Agostino
di Ippona (354‑430) e Girolamo (circa 342‑420). Un secolo dopo, in
Oriente, Basilio Magno (circa 330‑379), Gregorio Nazianzeno
(328‑389) e Giovanni Crisostomo (circa 347‑407) furono riconosciuti
come « i Tre Maestri Gerarchi e Ecumenici ». L'Occidente aggiunse Atanasio di
Alessandria (circa 296‑373), in modo che l'Oriente avesse quattro dottori
corrispondenti ai quattro dottori occidentali. Il papa Benedetto XIV
(1675‑1758 ) elaborò le norme da seguire per dare ad uno il titolo di
Dottore della Chiesa. Il papa Paolo VI aggiunse due donne sante all'elenco dei
Dottori della Chiesa: santa Caterina da Siena (circa 1347‑1380)
e santa Teresa d'Avila (1515‑1582). Cf
Padri cappadoci; Tre Teologi.
È
l'insegnamento del Magistero della Chiesa nelle sue molteplici forme. Esso
intende comunicare non solo l'ortodossia della fede, ma anche nutrire la vita e
la pietà cristiana. Cf Magistero;
Ortodossia.
L'insegnamento
della Chiesa circa i diritti e i doveri dei vari membri della società nei loro
rapporti col bene comune, sia nazionale che internazionale. Il messaggio di
conversione di Gesù invitava i benestanti ad avere cura dei poveri, storpi,
zoppi e ciechi (Lc 14,12‑14). Il giudizio finale dovrebbe esortarci ora a
venire incontro alle necessità materiali degli affamati, degli stranieri, dei
nudi, malati e prigionieri (Mt 25,31‑46). Generalmente, il NT dimostra lo
stesso interesse pratico per i bisognosi (At 4,32-5,11; Rm 12,8; 1 Cor 13,3; Eb
13,16; 1 Gv 3,17; Gc 1,27; 2,14‑17). Sant'Ambrogio (circa 339‑397),
san Giovanni Crisostomo (circa 347‑407) e altri Padri della Chiesa hanno
predicato lo stesso messaggio. Per secoli, le istituzioni della Chiesa sono
state quasi sole a prendersi cura degli emarginati sociali, come le vedove, gli
orfani, i malati e i prigionieri, e ad occuparsi dell'istruzione attraverso gli
ordini monastici come i Benedettini. San Vincenzo de' Paoli (circa
1580‑1660), le Figlie della Carità, le Sorelle della Misericordia,
Antonio Federico Ozanam (1813‑1853), Giuseppe de Veuster
(1840‑1889), conosciuto come Padre Damiano, Adolfo Kolping
(1813‑1865) e molti altri spesero la loro vita a venire incontro alle
necessità dei poveri e dei sofferenti. La prima grande enciclica sociale fu
quella di Leone XIII nel 1891 Rerum
Novarum (Lat. « Delle cose nuove ») che trattò di problemi come quello
del giusto salario e della proprietà privata. Quarant'anni dopo, nel 1931, Pio
XI riprese questi temi e altri connessi nell'enciclica Quadragesimo Anno (Lat. « Nel quarantesimo anniversario »).
L'enciclica di Giovanni XXIII Mater et
Magistra (« Madre e Maestra ») aggiornò l'insegnamento sociale della
Chiesa con un'occhiata all'intervento dello Stato a favore dei bisognosi, mentre
nella Pacem in terris (« Pace sulla
terra ») del 1963, auspicava un ordine sociale internazionale basato sul pieno
rispetto dei diritti umani. Il Concilio Vaticano II parlò della libertà
religiosa nella Dichiarazione Dignitatis
humanae (1965). Lo stesso Concilio auspicò a tutti i livelli un ordine
sociale più specifico e più giusto (GS 9, 63‑93), invitando tutti i
membri della Chiesa a partecipare attivamente nelle cause sociali (AA 7,8,13).
Sebbene la missione che Cristo ha dato alla Chiesa non riguardi primariamente il
campo politico, economico e sociale, la fede religiosa accresce i nostri
obblighi verso il prossimo bisognoso (GS 42). Nell'enciclica Populorum Progressio (« progresso dei popoli ») del 1967, Paolo VI
affermò che il nome nuovo della pace doveva essere uno sviluppo economico
attento alla persona umana nella sua integralità. La giustizia sociale, la
solidarietà internazionale e i diritti umani sono temi costanti
nell'insegnamento di Giovanni Paolo II. Li ha espressi soprattutto
nell'enciclica sociale del 1981, Laborem
exercens (« Esercitando il lavoro »), in quella del 1987, Sollicitudo
rei socialis (« Interesse per il problema sociale ») e in quella del 1o
maggio 1991, Centesimus annus («
Centesimo anno » dall'enciclica Rerum
Novarum). Cf Enciclica; Giustizia;
Opzione per i poveri; Diritti umani; Sussidiarietà; Teologia della liberazione;
Teologia morale.
La
maestà sublime e lo splendore radioso di Dio rivelati nella storia d'Israele
(specialmente nell'Esodo: Es 14,4.17‑18; 15,1‑21), attraverso la
natura (Es 24,15‑17; Sal 104,31‑32) e nell'esperienza della santità
divina (Is 6,1‑7). Luca collega la gloria di Dio con la nascita di Gesù
(Lc 2,9), con la trasfigurazione (Lc 9,31‑32), con l'ingresso trionfale in
Gerusalemme (Lc 19,38), con la risurrezione dai morti (Lc 24,26) e con
l'Ascensione (At 1,9.11; 7‑55). Il Vangelo di Giovanni comincia con la
contemplazione della gloria divina (Gv 1,14) che si rivela già nella vita di
Cristo e specialmente nei suoi segni miracolosi (Gv 2,11). In Gesù Cristo
rifulge la gloria divina (2 Cor 4,4‑6) e sarà pienamente manifesta alla
fine (Tt 2,11‑13). La parola doxa è
un'idea chiave per la teologia orientale ed esercita un influsso sempre
crescente in Occidente. Cf Dio; Metodi in
teologia; Rivelazione; Teologia della bellezza; Theologia Gloriae;
Trasfigurazione.
Qualsiasi
interpretazione della realtà che spieghi ogni cosa mediante due princìpi
primordiali assolutamente indipendenti l'uno dall'altro. Un esempio di dualismo
nella filosofia si trova, per esempio, in René Descartes (1596‑1650).
Egli interpreta l'universo in termini di due princípi irriducibili, spirito e
materia, anche se, in ultima analisi, ritiene che Dio abbia creato entrambi. Il
dualismo teologico radicale propone due divinità antagonistiche, una buona ed
una cattiva, come sostenevano i Manichei e alcuni Gnostici nella Chiesa
primitiva, e, nel Medioevo, gli Albigesi e i Catari in Occidente, e i Bogomili
in Oriente. Il Cristianesimo riconosce una dualità distinta tra l'anima e il
corpo, e soprattutto tra Dio e l'universo creato, ma proclama che in Cristo
tutto è stato riconciliato con Dio (2 Cor 5,18‑20). Cf Albigeismo; Bogomili; Catari; Gnosticismo; Manicheismo.
Incertezza
o sospensione di assenso intorno a
qualche verità di fede o anche sulla fede nel suo complesso. L'affrontare
onestamente questioni serie o punti difficili non costituisce un dubbio
peccaminoso. Cf Assenso di fede; Fede.
Il
Magistero della Chiesa riconosce in Cristo due volontà, appartenenti alle due
nature di Cristo. Quantunque separate, la volontà divina e la volontà umana di
Cristo operano insieme in una perfetta unità morale (cf DS 2531). Cf
Concilio Costantinopolitano III; Monofisismo; Monotelismo.
E
Un
gruppo ascetico di giudeo‑cristiani del I e II secolo. Essi ritenevano Gesù
essere il figlio naturale di Maria e di Giuseppe, un semplice uomo sul quale lo
Spirito Santo era sceso nel battesimo. Insistevano sull'adesione alla legge di
Mosè e perciò respingevano san Paolo. Cf
Cristologia; Encratiti.
Il
popolo che guidato da Mosè entrò nella Terra Promessa ad Abramo. Preferirono
chiamarsi Israeliti, ossia figli di Israele, il nome che Dio diede a Giacobbe
(Gn 32,28; 35,10). Furono chiamati Ebrei soprattutto dagli altri, e alle volte
con disprezzo (cf Gn 43,32). Il termine « ebreo », arcaico (Gn 14,13), venne
ad indicare le qualità fondamentali di un giudeo autentico (cf 2 Cor 11,22; Fil
3,5). « Ebreo » (ebraico) è anche la lingua classica, antica, in cui furono
scritti quasi tutti i libri dell'AT. Questa lingua fu soppiantata dall'aramaico
dopo l'esilio babilonese, e cessò di essere parlata come lingua comune verso il
IV secolo a.C. È stata rivitalizzata come lingua ufficiale dello stato moderno
d'Israele. Cf Antico Testamento;
Giudaismo; Israele.
È
quel settore della teologia che riflette sistematicamente sull'origine, sulla
natura, sulle caratteristiche e sulla missione della Chiesa. Quantunque non sia
possibile trovare un'ecclesiologia articolata nella Bibbia, il NT offre, però,
varie immagini della Chiesa: Sposa di Cristo (Ef 5,25‑32; Ap 21,2; 22,17),
Corpo di Cristo (Rm 12,4‑5; 1 Cor 12,12‑27; Ef 1,22‑23; Col
1,18.24), Popolo di Dio (1 Pt 2,10; Rm 9,25), Tempio dello Spirito Santo (1 Cor
3,16; 6,19), Famiglia e Dimora di Dio (Ef 2,19‑22) (cf LG 6‑8).
Sant'Ireneo di Lione (circa 130 ‑ circa 200) nella sua lotta contro gli
Gnostici, che sostenevano rivelazioni accessibili solo ad una élite, diede
inizio ad una apologetica di criteri (note) della Chiesa riconoscibili da
chiunque. San Cipriano di Cartagine (morto nel 258) scrisse il primo trattato
sull'unità della Chiesa. Quasi tutte le rotture riguardanti l'unità della
Chiesa vanno riferite, direttamente o indirettamente, alle differenti
interpretazioni della sua visibilità. La Summa
de Ecclesia di Giovanni da Torquemada (1388‑1468), zio del Grande
Inquisitore, segnò lo sviluppo dell'ecclesiologia come una disciplina distinta,
che poi accrebbe importanza a causa delle controversie della Riforma. La
scissione fra Oriente e Occidente portò gli Ortodossi a sviluppare una
ecclesiologia più pneumatologica per spiegare l'unione delle Chiese locali
nella stessa fede. Notevoli influssi sulla crescita dell'ecclesiologia cattolica
avvennero per opera di san Roberto Bellarmino (1542‑1621) e con
l'insegnamento del Concilio Vaticano I (1869‑1870). In questo secolo, il
movimento ecumenico, il Vaticano II e l'opera di teologi come Yves Congar (nato
nel 1904), Avery Dulles (nato nel 1918), Karl Rahner (1904‑1984) e
Jean‑Marie‑Roger Tillard (nato nel 1927) hanno contribuito al
progresso di questa disciplina. Teologi Ortodossi come Nikolai Afanasiev
(1893‑1966) e Giovanni Zizioulas (nato nel 1931) hanno sviluppato
un'ecclesiologia centrata sull'Eucaristia. I temi più importanti
dell'ecclesiologia comprendono: le origini della Chiesa nell'AT; il ministero di
Gesù, la sua risurrezione dai morti, e l'effusione dello Spirito Santo; il
rapporto tra Chiesa e Regno di Dio; la varietà di modelli di Chiesa; la sua
missione nel mondo e per il mondo; la sua natura pneumatologica, carismatica,
istituzionale, gerarchica e escatologica. Cf
Carisma; Chiesa; Comunione dei santi; Conciliarismo; Concilio Vaticano I;
Concilio Vaticano II; Confessione di Augusta; Consiglio Ecumenico delle Chiese;
Corpo di Cristo; Escatologia; Extra Ecclesiam nulla salus; Febronianesimo;
Gallicanesimo; Gerarchia; Gnosticismo; Magistero; Missioni (Le) nella Chiesa;
Note della Chiesa; Popolo di Dio; Primato; Riforma; Sinodo; Sobornost; Spirito
Santo; Teologia della missione; Ultramontanesimo.
È
lo studio degli esseri umani nella loro interazione con il loro ambiente. Come
rappresentanti di Dio, gli esseri umani furono preposti come amministratori
responsabili del creato (Gn 1,26‑31; cf Gb 28,1‑2.9‑11). L'èra
messianica doveva restaurare ciò che la natura aveva perduto col peccato (Is
11,6‑8; cf Ez 47,1‑12). Il cristianesimo spera che l'intero creato
avrà parte alla gloria della risurrezione (Rm 8,19‑33), quando ci saranno
« nuovi cieli e una terra nuova » (2 Pt 3,13‑14). Questa speranza
suscita qui e ora un interesse consapevole e il rispetto del proprio ambiente.
Questo tema è sviluppato nell'insegnamento di Giovanni Paolo II (nato nel 1920)
e nella teologia della creazione di Jürgen Moltmann (nato nel 1926) e di altri.
Cf Creazione; Messia; Natura.
È
il piano di salvezza di Dio per l'umanità. Questo piano è stato rivelato
attraverso il creato e soprattutto attraverso la redenzione effettuata in Gesù
Cristo (Ef 1,10; 3,9). Nella teologia orientale, il termine « economia »
indica anche certe concessioni fatte dalla Chiesa, la quale, tenendo conto della
debolezza umana, dispensa in alcuni casi dalle sue prescrizioni canoniche. Cf
Fonti del diritto canonico orientale; Salvezza; Trinità Immanente.
Movimento
mondiale tra i cristiani che accettano Gesù come Signore e Salvatore e,
ispirati dallo Spirito Santo, cercano, attraverso la preghiera, il dialogo e
altre iniziative, di eliminare le barriere che li dividono e di andare verso
l'unità che Cristo ha voluto per la sua Chiesa (Gv 17,21; cf Ef 4,4‑5; UR
1‑4). Le comunità cristiane si separarono alcune in seguito al Concilio
di Efeso (431), altre dopo quello di Calcedonia (451); lo scisma fra Oriente e
Occidente è datato convenzionalmente al 1054; la Riforma avvenne nel XVI
secolo; altre separazioni avvennero anche più tardi. Il Concilio Vaticano II
insegnò che la vera Chiesa « sussiste nella Chiesa Cattolica » (LG 8), ma non
si identifica in tutto e per tutto con essa. La fede in Cristo e il battesimo
stabiliscono un'unione reale, anche se imperfetta, tra tutti i cristiani (LG
15). In particolare, gli Ortodossi hanno in comune coi Cattolici molti elementi
autentici di fede e di vita sacramentale, tra cui l'Eucaristia e la successione
apostolica (cf OE 27‑30). Cf
Communicatio in sacris; Concilio Vaticano II; Consiglio Ecumenico delle Chiese;
Dialogo; Fede e Ordine; Gerarchia di verità; Oikumène; Scisma; Successione
apostolica.
Il
centro più importante della cristianità siriaca, che, nonostante l'invasione
musulmana del 639, rimase attivo fino al XII secolo. Secondo una leggenda, Gesù
mandò una lettera e un suo ritratto al re di Edessa, Abgar V Ukkama (4 a.C.
‑ 50 d.C.). Il cristianesimo era certamente noto là fin dal II secolo. Il
suo scrittore più famoso fu Efrem Siro (circa 306‑373). Questi diede
inizio alla « Scuola dei Persiani » in Edessa dopo che la sua città natale
Nisibi fu abbandonata dai Romani nel 363. L'imperatore Zenone chiuse la Scuola
nel 489 a motivo di aspri conflitti tra i Nestoriani e i Monofisiti. Edessa servì
da quartier generale della Chiesa Siriana Ortodossa. Cf
Chiesa Apostolica Assiriana d'Oriente; Chiesa Ortodossa Siriana; Chiese
Orientali; Monofisismo; Nestorianesimo; Scuola Antiochena.
Cf
Concilio di Efeso.
L'ostensione
dell'ostia consacrata e del calice nella Messa per invitare all'adorazione di
Cristo che si rende presente eucaristicamente e per esprimere la propria offerta
a Dio. Nel rito ambrosiano, in quello latino e in quello mozarabico, il Canone,
o preghiera eucaristica, termina con una seconda elevazione, chiamata minore,
quando il celebrante alza insieme l'ostia e il calice. Cf
Adorazione; Canone; Presenza reale.
È
la libera scelta da parte di Dio di individui e di gruppi. Nell'AT, Israele era
consapevole di essere « il popolo eletto » di Dio (Dt 4,32‑40; Is
41,8‑16). Una nuova comunità di credenti si riunì attraverso la libera
scelta di Cristo (Gv 15,1‑17). In teologia spirituale, l'« elezione » si
riferisce alla scelta di uno stato di vita o al progresso di uno stile di vita,
specialmente secondo le norme che si trovano negli Esercizi di sant'Ignazio di
Loyola (1491‑1556). Il Codice di Diritto Canonico parla di « elezione »
per indicare la scelta fatta dai votanti autorizzati per designare ad un
incarico nella Chiesa: per es., l'elezione del Romano Pontefice per opera dei
Cardinali riuniti in conclave (cf CIC 349). Cf
Predestinazione.
Una
realtà che proviene da una fonte (Dio), come la luce proviene dal sole. Questa
espressione, che risale al neoplatonismo di Plotino (205‑270) e che fu
usata da san Tommaso d'Aquino (circa 1225‑1274), è stata avversata da
molti cristiani perché sembrava affermare il mondo come necessario e perfino
identificarlo con Dio, anziché riconoscerlo come libera creazione di Dio (cf DS
3024; FCC 3.024). Cf Gnosticismo;
Neoplatonismo; Panteismo.
Con
questo nome simbolico, Isaia annuncia al re Acaz la nascita di un bambino (Is
7,14). Matteo interpreta questo segno come una profezia della nascita di Gesù
(Mt 1,23) e conclude il suo Vangelo con la promessa collegata a questo nome: «
Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo » (Mt 28,20). Cf
Concepimento verginale di Gesù; Cristologia.
Lettera
di un vescovo destinata a una larga diffusione. A partire dal secolo XVIII
secolo, i Cattolici d'Occidente hanno usato questo termine per le lettere
rivolte dal papa alla Chiesa intera o a una parte di essa. Come tali, le
encicliche papali non sono pronunciamenti infallibili, ma sono piuttosto
affermazioni autorevoli del Magistero ordinario (cf DS 3884‑3885; FCC
7.201‑7.202). I Cristiani d'Oriente danno ancora il nome di « encicliche
» a lettere autorevoli dei loro patriarchi. Questo termine è usato anche dagli
Anglicani fin dalla prima Conferenza di Lambeth (1867) per il messaggio emanato
al termine di queste Conferenze. Cf
Conferenze di Lambeth; Magistero.
Nome
usato per vari estremisti cristiani dei primi secoli che comunemente si
astenevano dalla carne, dal vino e anche dal matrimonio. Da frange di questi
gruppi furono scritti i vangeli apocrifi. Cf
Ascesi; Docetismo; Ebioniti; Gnosticismo; Vangeli apocrifici.
Dottrina
della piena umanità di Cristo, personalizzata per il fatto di essere assunta
dalla ipostasi o persona del Lògos.
Per chiarire l'insegnamento di Calcedonia (451) sulle due nature di Cristo in
una persona, Leonzio di Bisanzio e Leonzio di Gerusalemme (VI secolo)
svilupparono questa dottrina che fu poi suffragata da san Giovanni Damasceno
(circa 650 ‑ circa 750). Cf
Anipostasi; Concilio di Calcedonia; Ipostasi; Lògos.
Cf
Monoteismo.
Tutto
ciò che è o che esiste. In quanto applicabile ad ogni cosa, « ente » ha un
contenuto concettuale minino. Esodo 3,4 (« Io sono colui che sono »),
interpretato alla luce della filosofia greca, portò i cristiani a parlare di
Dio come l'Ente Supremo o « Ens a se » (a sé stante).
(Gr.
« che contiene la propria perfezione »). La realizzazione di ciò che è
potenziale, l'attualizzazione del fine per cui qualcosa esiste. Cf Aristotelismo; Causalità.
Atteggiamento
estatico od emozionale, attribuito a un influsso speciale dello Spirito di Dio.
San Paolo raccomanda di non spegnere lo Spirito che opera col dono della
profezia e altri doni insoliti (1 Ts 5,19‑22), ma riconosce l'amore come
il dono più importante (1 Cor 12,13-13,13). Nella storia del Cristianesimo,
l'entusiasmo religioso, quando è stato diretto con discernimento, ha prodotto
spesso frutti duraturi. Il richiamarsi indebitamente all'influsso speciale dello
Spirito Santo può causare notevoli danni (cf DS 803‑808; FCC
6.064‑6.068). Cf Carisma;
Discernimento degli spiriti; Esperienza religiosa; Profezia.
Parola
che ricorre di frequente nei canoni dei concili generali dell'Oriente per
designare una provincia ecclesiastica retta da un metropolita. Oggi, significa
diocesi. Cf Diocesi.
In
genere, significa qualsiasi invocazione a Dio perché benedica e santifichi il
creato materiale (cf 1 Tm 4,1‑5). Nell'anàfora, o Canone della Messa,
l'epiclesi è la preghiera che chiede al Padre di mandare lo Spirito affinché
scenda sui doni e li trasformi nel corpo e sangue di Cristo per il vantaggio
spirituale di quanti li riceveranno. Nel Medioevo, ci fu una controversia: ci si
chiese se la consacrazione fosse completa con le parole dell'istituzione, come
sostenevano i Latini, o se lo fosse soltanto con la sussequente preghiera
dell'epìclesi, come avviene nella maggior parte delle anàfore greche e
orientali (cf DS 1017, 2718 e 3556). La riforma liturgica del Concilio Vaticano
II ha inserito nei nuovi canoni un'epìclesi prima della consacrazione (si prega
che venga mandato lo Spirito Santo a cambiare i doni) e una dopo la
consacrazione (si prega perché i partecipanti vengano trasformati). Si discute
ancora se, nell'antico canone Romano (= preghiera eucaristica prima), la
preghiera « quam oblationem » (« Santifica, o Dio, questa offerta ») prima
della consacrazione, e « Supra quae » (« Volgi sulla nostra offerta ») «
Supplices te » (« Ti supplichiamo »), dopo la consacrazione, siano preghiere
di epìclesi. Cf Anàfora; Canone; Consacrazione; Preghiera eucaristica; Spirito Santo.
In
genere, qualsiasi manifestazione del divino nello spazio e nel tempo (Es 3,12;
19,18; At 2,3‑4). La letteratura giovannea vede l'incarnazione e l'intera
vita di Cristo come un'epifania (Gv 1,14; 1 Gv 1,1‑3). Come festa
importante, era celebrata il 6 gennaio in Oriente fin dalla fine del IV secolo
ed era dedicata all'intero ciclo dell'apparizione di Cristo nella sua nascita,
nell'adorazione da parte dei Magi, nel suo battesimo e nel suo primo miracolo a
Cana (Gv 2,1‑12). Gradualmente, il Natale fu fissato dovunque il 25
dicembre, sebbene nella tradizione armena venga ancora celebrato il 6 gennaio.
In Oriente, dove il battesimo è anche chiamato photismós
(Gr. « illuminazione »), l'Epifania è celebrata con luci, e l'acqua di
fiume, ecc. (che rappresenta il Giordano) è benedetta con l'immergervi una
croce. In Occidente, la festa dell'Epifania celebra la venuta dei Magi e la
rivelazione di Cristo ai pagani. La domenica seguente è invariabilmente
dedicata al battesimo del Signore, mentre, nel ciclo C, la domenica successiva
al battesimo del Signore (seconda domenica del Tempo Ordinario), si ricordano le
nozze di Cana. Così pure, l'antifona del Magnificat
dei secondi Vespri dell'Epifania conserva il carattere originale e inclusivo
della festa: « Tre prodigi celebriamo in questo giorno santo: oggi la stella ha
guidato i magi al presepio, oggi l'acqua è cambiata in vino alle nozze, oggi
Cristo è battezzato da Giovanni nel Giordano per la nostra salvezza. Alleluia
». Cf Doxa; Natale; Teofanìa; Teologia
giovannea.
Cf
Conferenza episcopale.
Si
chiamano così i membri di una Chiesa retta da vescovi. In particolare, si
tratta di cristiani degli Stati Uniti che sono in comunione con l'arcivescovo di
Canterbury. Cf Comunione anglicana.
Il
governo della Chiesa da parte dei vescovi, i quali, insieme, come successori del
sistema collegiale degli Apostoli come si trova nel NT, formano l'attuale
collegio di vescovi responsabili di questo governo. Cf Collegialità; Conferenza episcopale; Diocesi; Ordinario; Successione
apostolica; Vescovo.
Settore
della filosofia che indaga sulla conoscenza umana, la sua natura, le sue fonti,
i suoi criteri, le sue possibilità e i suoi limiti. Cf Filosofia.
Termine
usato tradizionalmente per le 21 lettere del NT e per la lettura domenicale che
precede il Vangelo.
Uso
di parole con doppio significato (per es. « stella » per un corpo celeste e
per un divo dell'arte). Questo può produrre argomenti fallaci in quanto il
punto di vista è valido solo per uno dei due significati. Cf
Analogia; Univocità.
Persona
che si ritira dalla società per condurre una vita solitaria dedicata alla
preghiera e alla penitenza. Il luogo dove vivono questi reclusi si chiama eremo.
Sebbene il numero di eremiti sia diminuito dopo la riforma, gran parte della
loro tradizione è passata in ordini monastici come i Certosini, i Camaldolesi e
i Carmelitani. La Chiesa Latina riconosce questo genere di vita, se l'eremita,
« con voto, o con altro vincolo sacro, professa pubblicamente i tre consigli
evangelici nelle mani del Vescovo diocesano o sotto la sua guida osserva la
norma di vita che gli è propria » (CIC 603). Nella Chiesa d'Oriente, la vita
eremitica è fiorente; i suoi seguaci sono conosciuti come anacoreti. Cf
Anacoreti; Monachesimo; Monte Athos; Vita religiosa.
Nel
NT indica un gruppo settario (At 5,17) o una fazione e opinione disgreganti (1
Cor 11,19; Gal 5,20; 2 Pt 2,1). Il termine venne a significare il dissenso
deliberato e persistente di un battezzato dalla dottrina ortodossa di fede (cf
CIC 751, 1364). Alle volte, la sfida provocata dall'eresia ha dato occasione ad
una solenne definizione del Magistero della Chiesa. Cf Apostasia; Fede; Ortodossia; Ortoprassi; Rivelazione; Scisma.
da
Ermes, il messaggero degli dèi). È la teoria e la prassi per capire e
interpretare i testi, biblici o altri. L'ermenetica, mentre cerca
a) di stabilire il significato originale di un testo nel suo contesto
storico, e
b) di esprimere il significato che ha oggi, riconosce che un testo può
contenere e suggerire un significato che va oltre l'intenzione esplicita
dell'autore.
Oltre a ricevere aiuto da discipline come la filologia, la storia, la
critica letteraria e la sociologia, gli interpreti hanno anche bisogno di
riflettere filosoficamente sulla condizione umana e sul suo ruolo nel creare e
nel leggere i testi. Nonostante la differenza che esiste tra la mentalità dei
singoli e le varie culture, la nostra umanità comune varca il fossato in modo
da riuscire a capire e ad interpretare i testi. Cf
Allegoria; Analogia della fede; Circolo ermeneutico; Critica biblica; Dogma;
Esegesi; Haggadah; Magistero; Scrittura e Tradizione; Sensi della Scrittura.
Amore
che cerca una propria realizzazione. Si distingue sia da agàpe, che indica l'amore oblativo di Dio in Cristo che chiede una
risposta da parte dell'uomo (1 Gv 4,7‑12), sia da philìa che significa l'amore tra parenti e amici. Cf
Agàpe; Amore
Opinione
falsa o comportamento sbagliato. Quanti si trovano nell'errore devono, comunque,
essere trattati con bontà e amore, e la loro libertà religiosa va rispettata
(GS 28; DH 14). Cf Eresia.
Era
in origine un titolo civile usato per chi era a capo di una provincia
nell'Impero Bizantino. Cf Chiese
Orientali.
Quel
settore della teologia sistematica che studia il regno finale di Dio com'è
espresso dalla preparazione dell'AT (per es., le speranze messianiche), dalla
predicazione di Gesù e dall'insegnamento della Chiesa del NT. Secondo Albert
Schweitzer (1875‑1965), Gesù avrebbe erroneamente ritenuto imminente la
venuta del Regno. Secondo la tesi opposta della escatologia realizzata,
rappresentata da Charles Harold Dodd (1884‑1973), Gesù avrebbe annunziato
che con il suo ministero sarebbero già venuti gli elementi essenziali del
regno. Le posizioni intermedie ritengono che il Regno è già stato inaugurato
con il ministero, la morte e la risurrezione di Gesù (cf Lc 11,20; 1 Cor 10,11
), ma deve ancora realizzarsi in pienezza (cf Mc 13; Lc 11,2; 1 Cor
15,20‑28) quando Cristo verrà nella gloria a giudicare i vivi e i morti
(cf Mt 25,31‑46; Ap 22,12‑13). Cf
Letteratura apocalittica; Messia; Millenarismo; Parusìa; Speranza; Regno di
Dio; Risurrezione; Teologia giovannea.
È
il termine corrispondente a quello che si era soliti usare: « novissima » (Lat. « le cose ultimissime »): morte, giudizio (sia
quello particolare, del singolo, sia quello universale, di tutta l'umanità),
inferno e paradiso. Questi elementi della nostra sorte finale, necessariamente
avvolti nel mistero in questa vita, trovano il loro punto focale in Cristo
stesso che è l'Alfa e l'Omega, il principio e la fine (Ap 22,13). Senza
prendere una posizione esplicita sui dibattiti contemporanei circa la
purificazione nell'istante della morte e la possibilità di tutti gli esseri
umani di essere finalmente salvati per l'infinita misericordia di Dio, una
lettera della Congregazione della fede nel 1979 attirò l'attenzione
sull'insegnamento della Chiesa circa la risurrezione dell'intera persona, circa
la purificazione del purgatorio e circa le due possibilità finali (paradiso o
inferno). Cf Apocatàstasi; Giudizio
universale; Inferno; Mistero; Morte; Paradiso; Purgatorio; Visione beatifica.
Cf
Parusìa.
Interpretare
il significato dei testi sacri, di solito i testi biblici (DV 12, 23; OT 16).
Oltre a cercare di stabilire che cosa gli autori della Bibbia intendevano dire
nei loro contesti originali (= che cosa significava il testo), gli esegeti
interpretano anche il messaggio del testo per oggi (= che cosa significa). Cf
Critica biblica; Ermeneutica; Sensi della Scrittura; Teologia alessandrina;
Teologia antiochena.
Qualsiasi
teoria che ricorra alla causalità esemplare per spiegare la realtà. Così, il
valore dell'azione salvifica di Cristo verso di noi è stato fatto consistere
ampiamente o addirittura unicamente nell'esempio che ci ha dato di un amore
capace di autosacrificarsi. Questa teoria risale a Pietro Abelardo
(1079‑1142; cf DS 721‑739). Cf
Causalità; Redenzione; Riscatto.
Uno
stile di preghiera incessante e di vita ascetica che caratterizza il
cristianesimo d'Oriente e che rende chi lo pratica capace di stare
tranquillamente raccolto in Dio. Nella sua ispirazione e nel suo approccio
generale, l'esicasmo coincide con le origini dello stesso monachesimo. Si
ritiene come fondatore Arsenio il Grande (morto nel 449 circa), il quale
abbandonò una carriera brillante come precettore imperiale per vivere nel
deserto. Con san Simeone il Nuovo Teologo (949‑1002), l'approccio mistico
di questa spiritualità venne approfondito. San Gregorio del Sinai e san
Niceforo l'Esicasta (XIII‑XIV secolo) diedero entrambi un notevole
contributo alla sua diffusione; il secondo vi aggiunse un'intricata tecnica
psicosomatica che comportava la ripetizione della « preghiera di Gesù ». Con
san Gregorio Palamas (circa 1296‑1359), l'esicasmo raggiunse uno statuto
dogmatico pienamente sviluppato. Però, la pretesa di poter vedere la luce
increata della divinità come gli Apostoli sul Tabor diede luogo a controversie.
Questa luce, pur essendo ritenuta veramente divina, fu però vista come una
delle energie di Dio più che la stessa essenza divina. Quando san Nicodemo del
Monte Athos (circa 1749‑1809) pubblicò un'antologia di scritti spirituali
patristici e esicasti, conosciuta come Philocalia,
il movimento sperimentò una nuova popolarità. L'esicasmo mira all'integrazione
umana attraverso il ricordo costante di Dio, che si può raggiungere col «
custodire » il cuore. Perciò l'esicasmo può esprimersi in sintesi come la «
preghiera del cuore ». Cf Essenza e
energie; Palamismo; Philocalia;
Preghiera di Gesù.
La
situazione che fu creata per la libertà umana come risultato dell'opera
redentrice di Cristo. Il termine « esistenziale » fu coniato da Martin
Heidegger (1889‑1976) per descrivere una situazione che come dato di fatto
pre‑condiziona il modo con cui è esercitata la libertà umana. Karl
Rahner (1904‑1984) adattò questo termine alla teologia. Il « peccato
originale » è un « esistenziale » perché crea ostacoli ancora prima che gli
esseri umani siano in grado di esercitare la loro libertà. L'esistenziale
soprannaturale è esattamente l'opposto del peccato originale, perché
l'esistenziale soprannaturale significa che, anche prima che accettino la
grazia, gli esseri umani sono positivamente determinati da esso, e non
semplicemente messi a confronto con un'offerta esterna di salvezza. Cf
Cristiani anonimi; Giustificazione; Grazia; Peccato originale; Redenzione;
Salvezza; Soprannaturale.
Tendenza
filosofica, religiosa e letteraria che è esemplificata da scrittori come Sören
Kierkegaard (1813‑1855), Fiodor Dostoyevsky (1821‑1881), Miguel de
Unamuno (1864‑1936), Karl Jaspers (1883‑1969) e Martin Heidegger
(1889‑1976). L'esistenzialismo ha esercitato un notevole influsso nella
teologia cattolica e protestante. In genere, gli esistenzialisti esaltano i
singoli nella loro libertà e nella loro ricerca di esistenza autentica. Essi
variano da atei dichiarati come Jean‑Paul Sartre (1905‑1980) a
cristiani credenti come Rudolf Bultmann (1884‑1976) e Gabriel Marcel
(1889‑1973). Cf Teologia dialettica.
Scacciare
spiriti maligni (o anche lo stesso demonio) da persone possedute da loro o
perlomeno sotto il loro potere. Una forma di esorcismo si trova nelle preghiere
che precedono il battesimo. Nel caso di una persona posseduta dal demonio, un
esorcista agisce col permesso del vescovo e compie un rito che consiste in
preghiere, aspersioni con acqua benedetta e imposizione delle mani. La pratica
degli esorcismi imita ciò che Cristo e i suoi discepoli hanno fatto in casi del
genere (Mt 10,1; Mc 1,21‑28; Lc 4,31‑37; 11,14‑23; At
19,11‑12). Cf Demòni; Diavolo;
Ossessione diabolica; Sacramentale.
Contatto
immediato e personale con Dio e con le cose di Dio (Eb 6,4‑6; DS 3033,
3484; FCC 1.076; DV 8, 14). Nella seconda « Annotazione » degli Esercizi
Spirituali, sant'Ignazio di Loyola (circa 1491 ‑ 1556) segue una
tradizione che risale a Origene (circa 185 ‑ circa 254) che a sua volta si
richiama a san Giovanni (Gv 1,39; 13,23; 1 Gv 1,1‑3; cf Sal 34,9) nel
ritenere che la preghiera ci porterà a « sentire e gustare le cose (di Dio)
internamente ». Le esperienze religiose, sia quelle intense che quelle
ordinarie, devono essere esaminate e interpretate nella Chiesa e sotto la guida
dello Spirito Santo (1 Ts 5,21 ), specialmente quelle drammatiche e quelle
mistiche. Cf Contemplazione; Discernimento
degli spiriti; Mistica; Modernismo; Preghiera; Spirito Santo.
Fare
ammenda per il peccato e riparare il danno causato nell'ordine morale e nel
proprio rapporto con Dio. La necessità di espiare i peccati fu
istituzionalizzata dagli Ebrei nel giorno dell'espiazione, Yom
Kippùr. Il NT, in particolare la Lettera agli Ebrei, presenta Cristo come
il sacerdote e la vittima che rappresentativamente ha espiato i nostri peccati e
ha purificato il nostro mondo contaminato (Eb 2,17‑18; 9,6-10,18; cf Rm
3,24‑25; Tt 2,13‑14). Cf
Peccato; Redenzione; Riscatto; Sacerdoti; Sacramento della penitenza;
Sacrificio; Sacro Cuore; Salvezza; Soddisfazione; Yom Kippùr.
Un
gruppo ascetico e ben organizzato di Ebrei, ricordato da Filone (circa 20 a.C.
‑ circa 50 d.C.), da Plinio il Vecchio (circa 23‑79) e da Giuseppe
Flavio (circa 37 ‑ circa 100). Sembra che abbiano avuto origine nel II
secolo avanti Cristo, e vanno probabilmente identificati con la comunità di
Qumran. Cf Manoscritti di Qumran.
Distinzione
fondamentale nella teologia di Gregorio Palamas (circa 1296‑1359), secondo
cui la divina essenza rimane inconoscibile, ma non l'auto‑svelamento di
Dio e le « energie » o attività donatrici di vita. Questa differenziazione in
Dio è intesa a salvaguardare sia la nostra deificazione sia l'inaccessibile
alterità di Dio. Cf
Deificazione; Eunomianesimo; Esicasmo; Palamismo; Teologia apofatica.
Nella
filosofia di san Tommaso d'Aquino (circa 1225‑1274), è una distinzione
fondamentale e reale tra i due princìpi dell'essere che entrano nella
composizione definitiva di tutto ciò che esiste nel mondo creato. L'atto
dell'esistenza attualizza la potenzialità dell'essenza e gode così di un
primato sull'essenza. Cf Ente; Tomismo.
I
princìpi per giudicare la bellezza degli oggetti. La teologia ha bisogno di
criteri estetici mutuati dall'esperienza artistica, culturale e contemplativa,
in modo da apprezzare le immagini materiali che manifestano e comunicano le
realtà spirituali e divine (cf IM 6; GS 57). Cf
Teologia della bellezza.
Cf
Unzione degli infermi.
Non
ha né inizio né fine, ma è immutabilmente pienezza di vita. L'eternità è un
attributo divino, ma per grazia Dio ci rende partecipi della « vita eterna » (Gv 11,25‑26). Cf Attributi divini;
Cielo; Grazia; Inferno; Risurrezione.
Opinioni
che si scostano dall'insegnamento normativo della Chiesa. Cf Ortodossia.
Termine
usato da Immanuel Kant (1724‑1804) per descrivere la situazione di coloro
che non sono autonomi, ossia, autodeterminanti, ma vivono sottoposti ad una
legge esterna. Siccome l'autorità suprema di Dio è mediata attraverso la
nostra coscienza e la nostra libertà creata, la teonomia
(Gr. « legge divina »), quando è rettamente intesa, ci libera da una
reale alternativa: o una autonomia assoluta, o una eteronomia schiavizzante. Cf
Autonomia; Etica; Libertà; Teonomia.
Quel
settore della filosofia che studia i princìpi morali per precisare ciò che è
giusto e ciò che è sbagliato, ossia ciò che gli esseri umani possono fare e
ciò che devono evitare. L'etica
deontologica, rappresentata da Immanuel Kant (1724‑1804), ritiene il
comportamento umano moralmente buono quando, guidato dal senso del dovere, uno
adempie i suoi obblighi indipendentemente dalle sue conseguenze. L'etica utilitaria, sostenuta da Geremia Bentham (1748‑1832),
prende le conseguenze come norma definitiva della moralità e cerca di
effettuare « la massima felicità del maggior numero ». Cf
Libertà; Teologia morale.
Cf
Cristianità etiope.
Parola
usata per l'intera celebrazione della Messa, e in particolare per la seconda
parte, che viene dopo la celebrazione della Parola di Dio, raggiunge il suo
apice con la consacrazione del pane e del vino che vengono trasformati nel Corpo
e Sangue di Cristo, e si conclude con la comunione. Il termine « Eucaristia »
si riferisce inoltre alla presenza reale di Cristo sotto le specie del pane e
del vino (DS 1640, 1651; FCC 9.139, 9.149). L'Eucaristia, il più grande dei
sacramenti e il centro della vita della Chiesa, fu istituita da Cristo
nell'ultima Cena (DS 1637, 1727; FCC 9.136, 9.162). Sacrificio di lode e di
ringraziamento, in cui Cristo è presente come sacerdote e come vittima,
l'Eucaristia
a) rende presente la Nuova Alleanza (1 Cor 11,25; Lc 22,20) realizzatasi
con la sua morte e risurrezione che ci hanno riconciliati con Dio (DS 1740,
1742; FCC 9.172, 9.176), e
b) anticipa il compimento del Regno divino.
Come banchetto, l'Eucaristia (At 2,46; DS 847) ci fa partecipare allo
stesso banchetto di Dio e esprime la nostra profonda unità nella Chiesa.
Come sacrificio e banchetto, l'Eucaristia simboleggia efficacemente la
donazione e il servizio agli altri a cui sono chiamati i cristiani. Cf
Agàpe; Alleanza; Anàfora; Cena del Signore; Chiesa; Comunione; Liturgia;
Messa; Preghiera eucaristica; Sacramento; Sacrificio; Santissimo Sacramento;
Transostanziazione.
Nel
secondo significato, è il pane benedetto, ma non consacrato, che viene
distribuito ai fedeli al termine dell'Eucaristia. L'uso del pain bénit (pane benedetto) è rimasto in certe zone di lingua
francese. Nelle liturgie orientali, si ha come corrispondente l'antidoron
(Gr. « al posto del dono ») distribuito praticamente a quanti hanno
partecipato alla celebrazione. Cf
Benedizione.
Eresia
propagata da un vescovo di Cizico, Eunomio (morto nel 395), che apparteneva
all'ala estremista degli Ariani. Egli asseriva che Dio è un ingenerato,
estremamente semplice e assolutamente conoscibile quanto a sostanza. Il Figlio
è la prima creatura del Padre; lo Spirito Santo è poi creato dal Figlio.
Contro un simile razionalismo sia nel metodo che nel contenuto, san Basilio
Magno (circa 330‑379) e san Gregorio Nisseno (circa 335 circa 395)
riaffermarono l'insegnamento ortodosso della Chiesa e il senso genuino del
mistero che caratterizza la teologia autentica. Cf
Anomei; Concilio Niceno I; Essenza ed energie; Padri cappadoci; Pneumatomachi;
Razionalismo; Teologia apofatica.
Eresia
che fa capo a Eutiche, igumeno (superiore) di un grande monastero di
Costantinopoli (circa 378‑454). Egli fu accusato di ammettere soltanto una
natura o physis in Cristo dopo
l'incarnazione: la natura divina. Questa visuale mono‑fisita
negava che Cristo avesse anche una natura umana come la nostra. Condannato
nel 448 in un sinodo locale a Costantinopoli, fu riabilitato l'anno seguente
grazie all'influenza dell'imperatore e del patriarca di Alessandria in un sinodo
tenutosi a Efeso. Questo sinodo fu chiamato dal papa san Leone Magno un «
latrocinio », o « brigantaggio ». Comunque, nel Concilio di Calcedonia (451),
Eutiche fu condannato e ripudiato da tutti (cf DS 290‑300; FCC
4.007‑4.010). Cf Concilio di
Calcedonia; Monofisismo.
Nel
racconto della creazione si chiama così la prima donna, la « madre di tutti i
viventi » e moglie di Adamo (Gn 3,20; 4,1; Tb 8,6), il quale la seguì nel
peccato (Gn 3,1‑7; 2 Cor 11,3; 1 Tm 2,13‑14). Cf
Adamo; Nuova Eva.
In
genere, si chiamano così i Protestanti cristiani che insistono sulla
giustificazione mediante la fede e sulla suprema autorità della Bibbia. Il
termine « evangelico » è dato anche alla Chiesa protestante di Germania e a
quegli Anglicani che
a) mettono in risalto la conversione personale, l'autorità delle
Scritture, l'espiazione mediante la morte di Cristo e
b) non condividono pienamente le visuali della Chiesa Alta (« High
Church ») circa la grazia, l'Eucaristia e gli altri sacramenti.
Cf Comunione Anglicana;
Episcopaliani; Giustificazione.
La
proclamazione a tutte le genti (Mt 28,19‑20; Rm 10,12‑18) e a tutte
le culture della Buona Novella circa Gesù Cristo (Mc 1, 1). Mediante la forza
dello Spirito Santo (At 1,8), il messaggio del vangelo si diffonde sia tra i
cristiani separati dalla Chiesa (evangelismo), sia ai non cristiani (missioni).
Cf Inculturazione; Missioni nella Chiesa;
Vangelo.
Termine
usato per designare la venuta di Cristo come fatto decisivo della storia della
salvezza. Cf Storia della salvezza.
Teoria
elaborata da Charles Darwin (1809‑1882) secondo cui, per selezione
naturale, i viventi attuali si sono evoluti gradualmente da forme meno
complesse. Alcuni fondamentalisti sostengono erroneamente che la teoria
dell'evoluzionismo biologico è in contrasto con i dati biblici, anziché
ammirare le immagini meravigliose che la Bibbia ci offre di Dio che opera con
sapienza e potenza « dall'interno » per portare a forme superiori di vita fino
all'apparire degli esseri umani. Cf
Creazionismo; Fondamentalismo; Poligenismo.
Cf
Definizione ex cathedra.
Le
disposizioni soggettive richieste per ricevere un sacramento. La loro funzione
non è causa, ma piuttosto condizione per la piena efficacia della grazia di Dio
(cf DS 781, 1451, 1601‑1613; FCC 7.089, 8.047, 9.007‑9.019, 9.038).
Cf Sacramento.
L'efficacia
oggettiva e fruttuosa dei sacramenti che non dipende primariamente dagli
atteggiamenti o dai meriti di coloro che ricevono o che amministrano i
sacramenti. Cf Donatismo.
È
un assioma che risale a san Cipriano di Cartagine (morto nel 258) e che insiste
sulla necessità di appartenere alla Chiesa di Cristo per salvarsi (Mc 16,16; LG
14). Questo, però, non significa negare la salvezza a coloro che in buona fede
non appartengono alla Chiesa e seguono la loro coscienza cercando di vivere la
verità come la conoscono (LG 16). Cf
Chiesa; Cristiani anonimi; Salvezza; Soprannaturale.
Un
racconto che spiega come qualcosa venne all'esistenza a motivo di un evento
particolare ritenuto responsabile di averlo originato. Così, un atto della
moglie di Lot è fornito come spiegazione di una strana formazione geologica (Gn
19,26). Le spiegazioni eziologiche vengono date per nomi di persone, come Abramo
(Gn 17,5) e Mosè (Es 2,10), « Israele », il nome nuovo dato a Giacobbe (Gn
32,28), e certe località, come Bersabea (Gn 21,31). Hermann Gunkel
(1862‑1932) fece un lavoro importante di analisi e di classificazione di
eziologie bibliche. Seguendo Karl Rahner (1904‑1984), alcuni chiamano i
primi 11 capitoli del Genesi una « eziologia storica ». Gli autori dell'AT
hanno, da una parte, sperimentato la bontà di Dio come creatore e salvatore, e,
d'altra parte, la realtà del peccato e delle sue conseguenze. Hanno spiegato la
tensione esistente tra la grazia e il peccato nella realtà del loro tempo
retro‑proiettandola alle origini del genere umano. Ciò non vuol dire che
i capitoli introduttivi della Bibbia ci offrano un resoconto storico, ma vuol
dire che gli eventi reali e primordiali spiegano l'attuale condizione umana. Cf
Creazione; Critico biblico; Peccato originale; Protologia.
F
Un
gruppo di pii Giudei, formatosi nel II secolo a.C. Essi accettavano sia la legge
scritta che orale e osservavano fino allo scrupolo molte pratiche (ispirate
dalle 366 norme positive e 250 negative). Criticavano Gesù perché rimetteva i
peccati, trasgrediva il Sabato e frequentava i peccatori. A sua volta, Gesù
rinfacciava loro il legalismo esteriorista e la presunzione di essere giusti (Mc
7,1‑23; Lc 18,9‑14). Tuttavia, i Vangeli ricordano anche come Gesù
sia stato difeso e accolto da certi Farisei (Lc 7,36; 13,31; Gv 7,50‑51;
19,39). Il maestro di Paolo, il fariseo Gamaliele, prese nel Sinedrio le difese
degli apostoli (At 5,34‑40). Non solo Paolo, ma anche altri Farisei si
fecero cristiani (At 15,5). Dopo la rivolta di Bar Kocheba (135 d.C.) le
tradizioni dei Farisei furono conservate dai Rabbini e dalla Mishnah. Cf Mishnah;
Sadducèi; Talmud.
Ricevere
un nome cristiano ed essere accolto nella Chiesa. In Occidente, questo avviene
col battesimo. In Oriente, vengono allora amministrate anche la cresima e la
comunione. Cf Battesimo; Iniziazione.
È
una teoria tedesca sulle relazioni tra Chiesa e Stato. Essa respingeva certi
poteri del papa come residui medievali. Il movimento prese nome da Johann
Nikolaus von Hontheim (1701‑1790), vescovo coadiutore di Treviri. Questi,
nel 1763, sotto lo pseudonimo di « Giustino Febronio », pubblicò un libro dal
titolo: « Sullo Stato della Chiesa e sulla legittima autorità del Romano
Pontefice ». Il libro riconosceva il papa come capo della Chiesa, ma negava la
sua giurisdizione sulla maggior parte dei problemi fuori di Roma (cf DS
2592‑2597). Cf Chiesa e Stato;
Gallicanesimo; Papa.
Si
intende la verità oggettiva e rivelata che è creduta (fides
quae), o l'affidamento soggettivo e personale a Dio (fides qua). Resa possibile con l'aiuto dello Spirito Santo (At
16,14; 2 Cor 3,16‑18), la fede è una risposta libera, ragionevole e
totale (DV 4) mediante cui confessiamo la verità circa la divina
autorivelazione compiutasi definitivamente in Cristo (Gv 20,31; Rm 10,9), ci
abbandoniamo a Dio nell'obbedienza (Rm 1,5; 16,26) e affidiamo a Dio il nostro
futuro (Rm 6,8; Eb 11,1). Cf Analisi della
fede; Analogia della fede; Deposito della fede; Fideismo; Giustificazione;
Razionalismo; Rivelazione; Semipelagianesimo; Sola fede; Verità.
Un
problema già sollevato nel NT (per es., Gc 2,14‑26), e dibattuto
strenuamente al tempo della Riforma. San Paolo insiste sul fatto che la
giustificazione avviene per grazia mediante la fede, e non per le opere della
legge (Rm 3,20‑26; Gal 2,16; 3,2.5.10). Tuttavia, Dio opera nei credenti (Fil 2,12‑13) perché producano i frutti (Gal 5,22‑23) di una fede
« che opera per mezzo della carità » (Gal 5,6). Cf
Decalogo; Fede; Giustificazione; Grazia; Imputazione; Legge; Luteranesimo;
Merito; Riforma (La); Sola fede; Toràh.
Commissione
ecumenica fondata per studiare i problemi teologici che fomentano le divisioni
tra i cristiani. Questa Commissione organizzò le Conferenze mondiali di Losanna
(1927), Edinburgo (1937), Lund (1952), Montréal (1963) e Santiago de Compostela
(1993). Attualmente è una sezione all'interno del Consiglio Ecumenico delle
Chiese. Cf Consiglio Ecumenico delle
Chiese; Ecumenismo.
È
l'elemento più importante della fede secondo Martin Lutero (1483‑1546).
Mentre conservano la priorità di questo elemento fiduciale (fiducia)
nella salvezza effettuata da Cristo, i teologi luterani successivi hanno incluso
il ruolo della conoscenza e dell'assenso nella loro spiegazione di fede. Cf
Fede; Luteranesimo.
È
lo studio dei fenomeni in quanto contrapposi ai nooumeni
(Gr. « le cose che sono percepite »), o cose come sono in sé e non
semplicemente come appaiono. Dopo che Immanuel Kant (1724‑1804) ebbe
stabilito una distinzione netta tra il mondo nooumenico e quello fenomenico,
Giorgio Guglielmo Federico Hegel (1770‑1831), nella sua Fenomenologia dello Spirito (1807) pensò di tracciare le varie fasi
attraverso cui passa la mente: dalla semplice consapevolezza alla certezza
sensibile dei fenomeni, alla conoscenza assoluta dello Spirito. Studiando i
contenuti della coscienza umana, la fenomenologia di Edmondo Husserl
(1859‑1938) mirò a descrivere il modo con cui le cose si manifestano
effettivamente nella loro realtà. L'opera di Max Scheler (1874‑1928) sui
sentimenti e sui valori portò la fenomenologia in una direzione in un certo
senso agostiniana, cosa che fece l'assistente di Husserl, la beata Edith Stein
(1891‑1942). La fenomenologia può anche essere esistenzialista, come
quella di Maurice Merleau‑Ponty (1908‑1961), che si adoperò a
descrivere « il mio mondo », più che il mondo com'è in se. Con Martin
Heidegger (1889‑1976), la fenomenologia divenne una filosofia
dell'esistenza, basata sulla storicità e sul tempo. Cf
Esistenzialismo; Esperienza religiosa; Filosofia.
È
la pena « che non costringe il reo se non dopo essere stata inflitta » (CIC
1314; cf 1318). A motivo della complessità dei casi singoli e della
sottigliezza della legge, la maggior parte delle pene ecclesiastiche sono di
questo tipo. Cf Latae sententiae.
Giorno
di celebrazione speciale nel calendario liturgico della Chiesa. La domenica
festeggia la risurrezione di Cristo dai morti, e in Oriente è chiamata spesso
il « giorno ottavo », o il primo giorno della nuova creazione portata da
Cristo. Sono feste mobili, per es., Pasqua e Pentecoste, in quanto le loro date
variano da un anno all'altro. Le feste fisse (per es., Natale e le feste dei
santi) sono sempre celebrate lo stesso giorno. Cf Calendario liturgico; Domenica; Risurrezione; Sabato.
Tendenza
a)
a sottovalutare il ruolo della ragione nello studio delle tematiche religiose, e
b) a sopravalutare la libera decisione di fede.
Nel migliore dei casi, il fideismo sfida giustamente i tentativi di
dimostrare scientificamente la verità del cristianesimo. Nel caso peggiore,
rappresenta la fede come un salto cieco nel buio. Cf
Analisi della fede; Modernismo; Preamboli della fede; Razionalismo; Teologia
naturale; Tradizionalismo.
È
il titolo che sant'Anselmo di Aosta (circa 1033‑1109) diede
originariamente ad un suo lavoro (che più tardi venne chiamato « Proslogion
»). Il titolo non è altro che una variante del detto agostiniano: « Credo
ut intelligam » (Lat. « credo per capire ») e vuol dire che, in teologia,
la fede ispira e guida la comprensione intellettuale più che l'inverso. Cf
Agostinianismo; Argomento ontologico.
Parola
che fu aggiunta al Simbolo Niceno‑Costantinopolitano nel quarto Sinodo di
Braga, in Portogallo (675). La sua aggiunta nel terzo Sinodo di Toledo (589)
sembra essere una interpolazione (cf DS 470; FCC 6.024). Questa parola intende
affermare:
a) che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio;
b) che le tre Persone della Trinità sono perfettamente uguali.
Nel 1013 l'imperatore Enrico II ordinò alla Chiesa latina di aggiungere
il Filioque nella professione di fede.
La Chiesa ortodossa greca avversò fortemente questa inserzione nel Simbolo. A
partire dal Patriarca Fozio di Costantinopoli (circa 810‑895), il Filioque
è stato spesso considerato il punto più grave di divergenza tra l'Oriente
e l'Occidente. Il Concilio di Firenze (1439) non pretese che i Greci
accettassero l'aggiunta del Filioque,
ma si accontentò che riconoscessero la verità che vi è soggiacente (DS
1301‑1303; FCC 6.070‑6.071), cosa che essi fecero. Cf
Arianesimo; Concilio di Firenze; Concilio di Lione II; Processioni; Simbolo
niceno; Spirito Santo.
a)
Si tratta di un'antologia tratta dagli scritti di Origene (circa 185 ‑
circa 253) per opera di san Basilio Magno (circa 330‑379) e di san
Gregorio Nazianzeno (329‑389).
b) Lo stesso titolo fu scelto per un'antologia sull'ascetica, la
solitudine e la preghiera del cuore chiamata esicasmo,
tratta da trentotto Padri della Chiesa e pubblicata nel 1782 da san Macario
Notaras, vescovo di Corinto (1731‑1805) e da san Nicodemo Agiorita del
Monte Athos (circa 1749‑1809). Ispirandosi a questa antologia, Paisy
Velichovsky (1722‑1794) tradusse in slavonico brani scelti dai Padri greci
e li pubblicò nel 1793 come Dobrotoliubie
(slavonico: « amore di ciò che è buono »). Il vescovo Teofano Zatvornik
(russo: « il Recluso ») (1815‑1894) fece una traduzione libera in russo
dall'antologia del 1872, ampliandola notevolmente e dandole il titolo della
raccolta di Paisy. Entrambe le edizioni della Dobrotoliubie
hanno influenzato fortemente la spiritualità russa e raggiunto un vasto
pubblico, come appare dall'opera anonima: La
via di un pellegrino (ed. Kazan', 1870). In questi ultimi decenni, la
riscoperta della Filocalìa ha
contribuito grandemente a fare conoscere in Occidente la spiritualità ortodossa
(e la spiritualità dei Padri in genere). Cf
Esicasmo; Misticismo; Padri cappadoci; Padri della Chiesa; Preghiera di Gesù.
o
studio dei princìpi più generali delle cose e della conoscenza che ne abbiamo.
Dopo Socrate (circa 469‑399 a.C.) e Platone (circa 428 ‑ circa 348
a.C.), la filosofia greca raggiunse il suo vertice con Aristotele (384‑322
a.C.). Egli organizzò la filosofia in un sistema unificato di apprendimento che
per secoli ebbe un influsso enorme sia in Oriente che in Occidente. Uno studio
introduttorio della logica o scienza
del raziocinio doveva servire da organon
(Gr. « strumento ») per la scienza ulteriore. Poi, seguiva
a) la theorìa (Gr. «
contemplazione ») che era divisa in prima filosofia (= metafisica), matematica
e fisica;
b) la praxis (Gr. « azione »,
« condotta ») che comprendeva l'etica e la politica;
c) la pòiesis (Gr. « fare »,
« produrre ») suddivisa in retorica, poesia ed economia.
Dopo René Descartes (Cartesio: 1596‑1650) ed Immanuel Kant
(1724‑1804), il problema della natura, delle condizioni e dei limiti della
conoscenza umana ha occupato spesso il posto principale in filosofia. Nel secolo
XX, varie forme di esistenzialismo, analisi linguistica, varie forme di
marxismo, la filosofia del processo, varie correnti tomiste e altre filosofie
hanno creato una situazione di pluralismo, almeno nel mondo occidentale. La
teologia ha bisogno dell'aiuto di una buona base filosofica che serva a chiarire
criticamente i suoi concetti, problemi e metodi. Cf
Aristotelismo; Epistemologia; Ermeneutica: Esistenzialismo; Etica;
Fenomenologia; Filosofia perenne; Idealismo; Materialismo; Metafisica:
Neoplatonismo; Nominalismo; Personalismo; Platonismo; Pragmatismo; Scolastica;
Strutturalismo; Teologia; Teologia del processo.
Lo
studio filosofico del linguaggio, delle credenze, delle esperienze e delle
prassi religiose. Questa disciplina, focalizzata in modo piuttosto vagamente, fu
creata da David Hume (1711‑1776), da Immanuel Kant (1724‑1804), da
Giorgio Guglielmo Federico Hegel (1770‑1831) e da altri personaggi
dell'Illuminismo che spesso sottovalutarono il significato della rivelazione e
cercarono di sviluppare una religione entro i limiti della sola ragione. Oggi,
alcuni usano questa disciplina per elaborare i fondamenti per la credenza
religiosa od anche per studiare i rapporti tra la ragione filosofica e la fede
religiosa. Nel ragionare sulla
religione, questa disciplina prescinde logicamente dal punto di vista della fede
personale e riflette su tutte le religioni del mondo senza privilegiare la
preminenza o l'unicità di una religione. Perciò la filosofia della religione
si suole distinguere dalla teologia filosofica che non prescinde dalla fede
cristiana e coincide in buona parte con la teologia fondamentale. Cf Filosofia; Religione; Rivelazione; Teologia fondamentale; Teologia
naturale.
Un
tema che è stato reso popolare dalla Neo‑Scolastica e che risale ad un
libro scritto da Agostino Steuchus (1496‑1548), vescovo di Kissamos
nell'isola di Creta. Questi, nel suo De
perenni philosophia (1540) affermava un'armonia essenziale tra
a) il pensiero di platonici cristiani come Marsilio Ficino
(1433‑1499) e Giovanni Pico della Mirandola (1463‑1494) e
b) la filosofia dell'antichità classica.
In seguito, altri scrittori, come Goffredo Gugliemo Leibniz
(1646‑1716), svilupparono questa tesi e sostennero un'unità fondamentale
nell'intera storia del pensiero occidentale. Aldous Huxley (1894‑1963) e
altri hanno usato il termine filosofia
perenne in un senso più ampio, affermando che tutte le grandi tradizioni
religiose condividono la stessa sapienza antica. Cf Neo‑Aristotelismo; Nea‑Scolastica; Neo‑Tomismo;
Platonismo; Scolastica; Tomismo.
Una
forma di tomismo sviluppata dal Gesuita belga Joseph Maréchal (1878‑1944)
in risposta alla filosofia critica di Immanuel Kant (1724‑1804). Dopo René
Descartes (Cartesio: 1596‑1650), non si poteva ignorare la questione circa
il soggetto che chiede e cerca di conoscere, ma che è anche fin troppo
consapevole della possibilità di rimanere deluso. Poi, David Hume
(1711‑1776) rigettò ogni conoscenza che non è né analitica
(tautologica) né esperienziale. Kant pone la metafisica in discussione, nel
senso che chiunque faccia affermazioni riguardanti l'esistenza di Dio,
l'immortalità dell'anima e la sua libertà deve prima chiedersi se un'impresa
del genere sia possibile. Ciò che noi chiamiamo realtà « esterna » può
essere visto (almeno in parte) come il prodotto della nostra mente. In risposta
a Kant, Maréchal difese il realismo teistico di san Tommaso d'Aquino (circa
1225‑1274), col sostenere che gli esseri umani e le loro questioni
(metafisiche) rivelano un itinerario che conduce, al di là dei dati immediati
della percezione dei sensi, verso un Assoluto. Il metodo trascendentale di Maréchal
è stato seguito da pensatori come Bernard Lonergan (1904‑1984), Emerich
Coreth (nato nel 1919) e Johann Baptist Lotz (1903‑1922). Cf
Epistemologia; Filosofia; Metafisica.
Un
principio della filosofia scolastica secondo cui gli esseri agiscono sempre per
un fine. Questo principio si applica, però, in modo diverso agli agenti
intelligenti e a quelli che non lo sono. Cf
Scolastica.
Cf
Concilio di Firenze.
Movimento
protestante nel XX secolo, specialmente negli U.S.A., che difende generalmente
verità fondamentali come la divinità di Cristo e la sua risurrezione corporea,
ma nell'interpretare la Bibbia dà una scarsa attenzione alla sua formazione
storica, ai suoi vari generi letterari e al suo significato originale. Questa
trascuratezza di una buona esegesi ha portato a falsi problemi circa i racconti
dell'AT, come quello della creazione, del diluvio e dell'avventura di Giona. Cf
Critica biblica; Evangelici; Evoluzionismo; Inerranza.
Colui
che crea un movimento o una istituzione e gli dà una forma col tracciare almeno
alcuni princìpi o linee normative. Così, Cristo è il fondatore del
cristianesimo; san Domenico (1170‑1221) è il fondatore dell'Ordine dei
Predicatori, conosciuti dal popolo come Domenicani, ecc. Cf Cristianesimo;
Ordini religiosi.
Sono
le prescrizioni riguardanti il comportamento dei membri e dei ministri della
Chiesa, che provengono di solito dai concili e sinodi ecumenici. Una volta che
la Chiesa fu riconosciuta ufficialmente dallo Stato, i precetti della Chiesa
divennero automaticamente leggi dell'Impero; entrarono nel Codice Teodosiano, e
più ancora nel Codice Giustinianeo. Sotto l'Imperatore Teodosio II
(401‑450), tutte le leggi generali emanate a partire da Costantino il
Grande (morto nel 337) furono codificate in una raccolta entrata ufficialmente
in vigore a partire dal 439. Nel 529, l'Imperatore Giustiniano I (483‑565)
pubblicò un nuovo Codice, riveduto nel 534. Il Codice Giustinianeo intese
procurare una sinfonia (gr. « armonia
») ed una synalleleia (Gr. «
cooperazione autonoma ») tra la Corte imperiale e le autorità ecclesiastiche,
facendo dell'imperatore l'esecutore della legislazione canonica. Il Codice
Giustinianeo aiutò il codice canonico a spuntare in Occidente nel tardo
Medioevo, ma una codificazione del diritto canonico orientale richiese molto
tempo. San Nicodemo del Monte Athos (1749‑1809) tentò una compilazione e
vi aggiunse un commento, chiamato Pedalion
(gr. « timone »), che fu rapidamente riconosciuta nella prassi del
patriarca di Costantinopoli. Questo timone intendeva guidare la nave della
Chiesa universale con i dogmi e le tradizioni che fungevano da travi e da
impiantito; Gesù era il pilota; gli apostoli ed il clero erano gli ufficiali e
l'equipaggio. Questa immagine richiama il nome dato al codice principale di
diritto canonico russo: Korm_aja Kniga (Russo:
« carta del navigante »). È una raccolta di canoni stampati per la prima
volta nel 1653. Il lavoro di san Nicodemo riflette i legami stretti che
intercorrono tra legge e spiritualità e l'interpenetrazione della legge e del
dogma. Due termini sintetizzano lo spirito del diritto canonico orientale: akrìveia (Gr. « rigore » ) e oikonomìa
(gr. « direzione della casa »). Cf Chiesa
e Stato; Corpus Juris Canonici; Economia; Nomocanone; Filocalis; Sinodo
Trullano; Sinfonia.
Il
modo per attuare la cerimonia del matrimonio è stabilito dal Concilio di Trento
nel 1563 e prescritto nel Diritto Canonico (CIC 1108‑1123). Perché un
matrimonio sia valido, occorre che venga celebrato dinanzi al vescovo del luogo,
o del parroco, o di un presbitero o diacono legittimamente delegato per la
celebrazione. Dove non ci siano presbiteri o diaconi disponibili, possono essere
delegati dei laici, se questo è consentito dalla Conferenza episcopale. Devono
essere presenti altri due testimoni. Per giuste ragioni, il vescovo del luogo può
dispensare dalla forma prescritta dalla legge. Cf Validità.
Cf
Foro interno.
L'area
della coscienza personale, a cui Dio solo ha un accesso adeguato. I tribunali
ecclesiastici trattano del fòro esterno (Lat. « forum externum »), ossia di
quanto si può osservare pubblicamente. « L'atto amministrativo, che riguarda
il foro esterno, si deve consegnare per iscritto... » (CIC 37; cf anche CIC 74,
130, 144, 1074, 1081‑1082, 1123, 1126, 1145, 1319, 1340, 1361 e 1732).
Quello che dicono i penitenti nel sacramento della riconciliazione appartiene al
foro interno ed è strettamente protetto dal sigillo della confessione (cf CIC
64, 74, 130, 142, 144, 508, 596, 1079, 1082, 1355 e 1357). Cf Beatificazione; Canonizzazione.
L'elenco
più antico dei libri del NT, chiamato così da Lodovico Antonio Muratori
(1672‑1750), sacerdote, bibliotecario ed archivista, che lo scoprì nella
Biblioteca Ambrosiana di Milano e lo pubblicò nel 1740. Mutilato all'inizio e
alla fine, questo manoscritto latino di 85 righe viene datato generalmente alla
fine del II secolo d. C. Quattro libri riconosciuti dopo questa data come
facenti parte del NT (Lettera agli Ebrei, Giacomo, prima e seconda lettera di
Pietro) non figurano nell'elenco di questo frammento. Cf
Canone delle Scritture; Marcionismo.
Cf
Scuola di Francoforte.
Cf
Rito funebre.
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